La storia dell’Eritrea risale a tempi immemorabili. Nel 1995, vicino a Buya, furono infatti ritrovati alcuni ominidi fossili risalenti a circa due milioni di anni fa, ma la prima testimonianza concreta di un insediamento umano la offrono degli utensili rinvenuti nella Valle del Barka, risalenti circa all’8000 a.C. I primi abitanti dell’Eritrea si pensa discendessero dai pigmei dell’Africa centrale che in seguito si mescolarono con popoli immigrati dall’Arabia circa 2500 anni fa. Intorno al 2000 a.C. stabilirono stretti contatti con i popoli della Nubia, a ovest, e con quelli di Tihânah nell’Arabia meridionale, a est.

L’impero di Aksum dominò in Eritrea dal I al XI secolo. Capitale di un grandissimo e importante impero, Aksum è situata nel Tigrai (una regione dell’odierna Etiopia), a 170 km dal mare. I traffici commerciali  dell’impero con gli altri popoli erano in gran parte marittimi e furono, quindi, gestiti dall’antico porto di Adulis, in Eritrea i cui resti si trovano ancora a pochi chilometri a sud di Massawa. La strada Adulis-Aksum, che collegava le due città, ebbe grandissima importanza e molte merci, tra cui corna di rinoceronte, pelli di ippopotamo e scimmie attraversavano le città Eritree.  Sotto il regno di Ezana, dal 325 al 360, vi si introdusse il cristianesimo. Secondo lo storico  bizantino Rufino, il cristianesimo giunse nella regione per puro caso, quando dei mercanti siriani di fede cristiana naufragarono sulle coste del Mar Rosso. Nel IV secolo d.C. il cristianesimo era ormai la religione ufficiale nell’impero di Aksum, e il re Ezana iniziò a far coniare monete con l’effige della croce. Nel VI secolo il regno di Aksum era una delle grandi potenze dell’epoca, e proprio allora iniziava il suo declino.

L’Eritrea subì l’influenza anche di un’altra religione straniera, l’islam, il cui avvento coincise con il declino dell’impero di Aksum nel VII secolo. Questa diffusione dell’islam portò crescente potere agli arabi, che diventarono ben presto i nuovi signori del Mar Rosso. Il potere commerciale dell’impero aksumita nella regione era quindi finito. I mercanti musulmani si insediarono anche nella vicina città di Massawa.

Durante il XV ed il XVI secolo l’Eritrea settentrionale e la zona costiera finirono sotto il totale controllo dei Turchi dell’Impero Ottomano, che governò la regione per oltre 300 anni dalla sua sede nel porto di Massawa.
Ai Turchi succedettero gli Egiziani dal 1846 al 1885, sotto Ali Pasha, che invasero il Sudan e occuparono alcune zone dell’Etiopia. Subito dopo occuparono anche l’Eritrea occidentale e Massawa. Il re eritreo Yohannes dichiarò quindi guerra all’Egitto, che subì una grande sconfitta nel 1875 a Gundat, nell’Eritrea meridionale. L’influenza egiziana perdurò ancora qualche tempo lungo le coste, ma le sconfitte subite indebolirono le mire dell’Egitto sulla regione. Il vuoto lasciato dagli egiziani fu ben presto colmato da un’altra potenza straniera con ambizioni espansionistiche: l’Italia.

Gli italiani arrivarono in Eritrea nel 1869 con la compagnia di navigazione Rubattino, che acquistò un appezzamento vicino ad Assab, nel sud dell’Eritrea. Solo nel 1882 subentrò il governo italiano che rilevò la proprietà della compagnia di navigazione, stabilì un’amministrazione locale e stanziò una guarnigione permanente. La colonizzazione non ebbe comunque inizio fino al 1885 quando gli italiani occuparono Massawa. Gli italiani continuarono ad espandersi, prima occupando la città di Keren, e quindi Asmara, sull’altopiano. Durante questa avanzata verso l’interno del territorio avvenne la battaglia di Dogali.  La mossa di Ras Alula provocò una frattura nelle relazioni tra Yohannes IV e l’Italia. Il governo italiano rafforzò quindi il proprio appoggio a Menelik per minare l’autorità di Yohannes e di Ras Alula. Lo stesso Menelik andò al potere nel 1889, anno in cui fu poi firmato un trattato che sanciva il controllo italiano sulla regione, non ancora diventata Eritrea1. L’Italia in cambio rispettava la sovranità di Menelik. Ma le relazioni fra i due Paesi iniziarono a peggiorare a causa di alcune differenze nei testi del trattato, che avrebbero dovuto essere scritti in modo identico nelle due lingue (italiano e amarico). Dopo varie battaglie che avevano visto gli italiani vincitori, nel 1896 Menelik decise di intervenire direttamente e le sue truppe erano nuovamente schierate. Questa volta l’Italia subì ad Adua una gravissima sconfitta che lasciò il resto del mondo scioccato. Questa di Adua fu una delle più importanti battaglie nella storia africana, durante la quale per la prima volta nella storia una potenza europea fu sconfitta da un esercito locale.
Col trattato di pace di Addis Abeba l’Italia riconobbe l’indipendenza dell’impero d’Abissinia e quest’ultimo riconobbe la colonia italiana d’Eritrea.
Con l’avvento del fascismo, l’Eritrea fu oggetto di un progetto di modernizzazione, che la voleva trasformare in un importante centro di produzione di prodotti e materie prime.  Fra tutte le colonie italiane, era considerata il gioiello, poiché forniva uno sbocco  lucrativo sul Mar Rosso, potenziali risorse minerarie e terre da sfruttare. Il Governo italiano, infatti, investì molto denaro, soprattutto per la realizzazione di infrastrutture e grandi opere. Una delle più famose è la linea ferroviaria che collega Asmara a Massawa, completata nel 1909 e in seguito prolungata fino Keren. Gli italiani costruirono una rete di strade su tutto il territorio e verso la fine degli anni ’30 l’Eritrea era una delle colonie più industrializzate e Massawa era diventato il più grande porto sulla costa orientale dell’Africa.
L’amministrazione italiana sviluppò, inoltre, i servizi ospedalieri e sanitari, che prima erano praticamente inesistenti, e favorì lo sviluppo dell’agricoltura specie nell’altopiano eritreo. Molti eritrei furono impiegati nelle fabbriche impiantate dagli italiani negli anni trenta e tutte le città ed i villaggi eritrei ebbero un notevole sviluppo urbanistico. Asmara divenne un laboratorio d’urbanistica d’avanguardia, ancora oggi ammirato. Fin dalla fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento i quartieri della città erano progettati dagli architetti italiani, seguendo gli stili in voga, pertanto fra l‘800 e il 900 sorsero interi quartieri ispirati all’art decò (si può ancora oggi ammirare in pieno centro di Asmara il quartiere dei villini nel quale tutte le ville sono costruite in stile liberty); successivamente, sopratutto negli anni trenta gli architetti inviati dal regime fascista sperimentavano tutte le forme del razionalismo che era molto influenzato dal futurismo, tanto che ancora oggi gran parte delle costruzioni non solo di Asmara ricordano la stessa architettura del periodo fascista che troviamo in molte città italiane. Un esempio particolare è il cinema “Impero”, costruito in modo pressoché identico ad un altro cinema che ha lo stesso nome e si trova in pieno centro a Roma.

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