Con lo scoppio della Seconda Guerra mondiale nel 1940, l’Italia dichiarò guerra all’Inghilterra e si trovò impegnata sul fronte del Sudan, colonia britannica. Nel 1941 gli inglesi riuscirono ad entrare ad Asmara e l’Eritrea diventò protettorato britannico. In questo periodo la colonia dovette passare un momento di declino e demoralizzazione, ma la mancanza dei sussidi dello stato italiano spinse la regione verso un’autonomia commerciale ed economica. Infatti, all’inizio degli anni ’40, l’economia eritrea rifiorì, con i porti di Massawa e Assab, divenuti importanti scali commerciali. Inoltre, il settore industriale vide la nascita di importanti marchi come la birra Melotti o i fiammiferi Maderni. Questo periodo di prosperità era comunque destinato a durare poco: a causa degli avvenimenti del conflitto mondiale che spostarono l’attenzione su altre zone, l’Eritrea perse la sua importanza strategica e gli inglesi cominciarono una lenta ritirata, portando via molte delle infrastrutture  più importanti costruite durante la colonizzazione italiana.  Nel 1946 l’Eritrea si ritrova con un’economia in crisi ed un alto tasso di disoccupazione tra la forza lavoro.

Nel 1950 le Nazioni Unite decisero che l’Eritrea sarebbe divenuta un paese autonomo, annesso però all’Etiopia. Diventò così la quattordicesima provincia etiope. Nel 1958, in seguito a manifestazioni anti-etiopiche ad Asmara, la bandiera eritrea viene soppressa, la lingua tigrigna sostituita con l’amarico e il popolo eritreo perse le libertà di stampa, di associazioni politiche e di pensiero. L’Etiopia quindi stava esercitando a poco a poco un controllo sempre più serrato sulla provincia eritrea, trasferendo inoltre i centri di potere ad Addis Abeba. Le continue proteste contro questo regime venivano soppresse con la violenza e i leader politici della regione eliminati. I ripetuti appelli del popolo eritreo all’ONU non ottennero risposte e nel 1961, nella cittadina di Amba Adal, con un gesto di ribellione un gruppo di uomini capeggiato da Idris Awate attaccò una guarnigione della polizia. La lotta della liberazione era cominciata.

La guerra di liberazione iniziò nel 1961 e terminò nel 1991: furono trent’anni terribili. Chiamata anche “La Lotta”, la resistenza fu un evento particolare e straordinario nella storia del Corno d’Africa.
Molti furono i movimenti per l’indipendenza che si formarono all’inizio della guerra, ma poiché si vedevano fra di loro contrapposti per le diverse appartenenze religiose, il movimento rivoluzionario di ispirazione socialista l’EPLF (Eritrean People’s Liberation Front) si impose come leader di un unico fronte nel 1981, a seguito di vari episodi di guerra civile.
Nel frattempo in Etiopia nel 1974 era salito al potere il colonnello Menghistu, dittatore comunista. Menghistu trovò aiuti e sostegni negli Stati Uniti, prima, e nell’Unione Sovietica di Breznev poi.  Gli anni che vennero furono terrificanti, tra guerra e carestia. Il regime di Menghistu era però in crisi, minacciato dal potere della rivoluzione interna e nel 1991 il dittatore fuggì in Zimbabwe. Il suo esercito depose le armi e abbandonò la lotta. Il 24 maggio 1991 i guerriglieri eritrei entrarono ad Asmara senza sparare un colpo.
Nel 1993 venne indetto un referendum sull’indipendenza eritrea. Oltre il 99% dei votanti optò per la piena sovranità dell’Eritrea. Isaias Afewerki, leader della liberazione, diventava presidente e l’EPLF si scioglieva, ricostituendosi con il nome di People’s Front for Democracy and Justice.

Tuttavia, anche dopo la proclamazione di indipendenza del 1993, l’Etiopia non smise di avere pretese nei confronti dell’Eritrea e nel 1998 scoppiò una guerra che durò fino al 2000, che costò la vita a circa 200.000 persone. Nel 1997 l’Eritrea adottò una nuova moneta, il Nakfa, in sostituzione al Birr etiopico. Ciò rappresentava una rottura con l’Etiopia in termini sia storici che economici, in quanto l’Eritrea non intendeva accollarsi parte del debito etiopico. All’inizio del 1998 si cominciarono a mettere in discussione le relazioni commerciali tra i due paesi. Le tensioni aumentarono fino allo scoppio della guerra per una postazione di confine contesa. I motivi di questo conflitto sono quelli dell’incertezza dei confini a Badme, Tsorona e Zalambessa. Cominciarono, quindi, i bombardamenti aerei reciproci: Asmara venne colpita all’aeroporto. L’Etiopia cominciò allora una politica di “pulizia etnica”, cacciando gli eritrei che vivevano nei suoi territori e deportando i cittadini di origine eritrea ma di nazionalità etiope. Nel 2000 l’Eritrea accettò un nuovo accordo e l’ONU e l’OUA riescono a ricomporre la pace. Nel dicembre del 2000 è stato infine firmato, ad Algeri, un trattato di pace.

La storia dell’Eritrea di questi ultimi dieci anni è caratterizzata fortemente da due aspetti importanti:
– La mancata soluzione del conflitto con l’Etiopia  per cui il paese si trova continuamente in una situazione che non è né di pace né di guerra e che condiziona moltissimo ogni aspetto della vita civile. Infatti il contenzioso con l’Etiopia sulla città di Badme non si è ancora risolto, nonostante siano avvenuti alcuni incontri tra le parti a Il Cairo e all’Aia , che non hanno portato però ad alcuna soluzione.
– Il tentativo di costruire una società che sia libera dai pesanti condizionamenti economici e politici delle superpotenze mondiali (con particolare riferimento agli USA) e dalle logiche ancor più condizionanti della globalizzazione che spesso, soprattutto per paesi poveri e con poche risorse come appunto l’Eritrea, non rappresentano fonte di vantaggi e sono spesso, invece, causa di ulteriore impoverimento e sfruttamento.

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